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Buongiorno,
Come ogni anno il periodo natalizio rappresenta per molti, se non per tutti, un periodo di bilanci, di previsioni, di aspettative e di pianificazione.
Anche per me, non solo a livello personale, questo tempo è caratterizzato da tale attività.
La ritengo fondamentale per migliorarsi, per esplorare nuovi territori, per porsi degli obiettivi, per migliorare le relazioni con le persone più vicine ma anche con quelle che incontri di rado o per la prima volta. Tutto ciò a patto che si riesca ad essere sinceri nel riconoscere i propri errori, si assuma una posizione di ascolto senza pregiudizi e preconcetti (non solo degli altri ma anche di se stessi) e si sia disposti a “fare”, perchè se non si svolge un’azione, che comporta inevitabilmente l’assunzione di rischi ed il mettersi in gioco, non c’è evoluzione.
Chi mi conosce sa che, anche professionalmente, lavoro per obiettivi. La composizione e la struttura dei portafogli delle persone di cui seguo gli investimenti sono sempre diverse l’una dalle altre perchè le persone sono diverse, le esigenze sono diverse, gli obiettivi sono diversi.
Possiamo tuttavia distinguere due macro segmenti: gli nvestimenti di breve durata e quelli che hanno un orizzonte temporale di medio/lungo periodo. Distinzione che ha significato solo quando si basa su esigenze concrete e non sul “…perchè non si sa mai…”. Uno degli errori più grossolani è proprio quello di confondere la liquidabilità (intesa come assenza di vincoli ovvero possibilità di liquidare/vendere in qualsiasi momento) con l’orizzonte temporale dell’investimento. Chi si ostina ad investire nel brevissimo periodo senza una motivazione particolare (data ad esempio dalla gestione della tesoreria aziendale o da effettive esigenze) lascia comunque il proprio capitale investito per diversi anni, precludendosi in tal modo la possibilità di ottenere guadagni importanti se non addirittura registrando qualche perdita. In sostanza è come se un maratoneta utilizzasse il metodo di allenamento di un centometrista, non c’è coerenza tra metodo e risultati attesi.

Quindi, lavorando per obiettivi, nella quasi totalità dei casi abbiamo la necessità di lavorare sul medio/lungo termine. L’asset class che ritengo fondamentale al fine di ottenere buoni risultati è quella azionaria.
Ecco che qualcuno avrà avuto un sussulto e avrà pensato: “Eh no, non voglio rischi io!”.
Fermo restando che il rischio zero non esiste, specie in finanza, un portafoglio ben costruito, sulla base di un orizzonte temporale adeguato e con strumenti di qualità non teme rischi perticolari. Nel corso del tempo ci potrà essere qulche temporale ma alla fine saranno più i giorni di sereno che quelli di pioggia e si avranno delle importanti soddisfazioni.
In un prossimo articolo andremo approfondiremo e confronteremo un portafoglio azionario con dei BTP e magari anche con un investimento nel “mattone” dato che molti, ancorati a retaggi passati, ritengono da privilegiare.
Riassumendo: il portafoglio deve essere costruito sulla base delle proprie esigenze, delineando degli obiettivi, con strumenti di qualità e, per quanto riguarda gli ultimi anni, con una buona quantità di azionario.
L’anno che sta per concludersi ha visto buone performance (se non ottime) dei comparti azionari mentre l’asset class obbligazionaria ha sofferto molto (per non parlare dei governativi).
Da inizio 2021 lo S&P 500 (indice che raggruppa i 500 titoli USA a maggiore capitalizzazione) si è incrementato del 25%, l’MSCI Europe Equities del 19%, l’Italian BTP ha perso quasi il 2%, il Global Investment Grade (indice obbligazionario di titoli di qualità) ha perso il 3%, l’oro ha perso il 6,5%.
Ecco il grafico dello S&P500 dal 31.12.1981

Non penso abbia bisogno di commenti.
Qualcuno potrà dire che ora siamo ai massimi; io potrei rispondere cheidendo se è ipotizzabile che l’economia si fermi…
Risulta evidente che viviamo in mondo dinamico, che si evolve, che cambia continuamente i paradigmi ed è per questo che il portafoglio, pur mantenendo l’orizzonte temporale iniziale e gli obiettivi iniziali, deve essere aggiornato. Un po’ come le app del nostro smartphone: dobbiamo effettuare degli aggiornamenti. Questi non hanno una cadenza precisa perchè la periodicità è in funzione della composizione degli investimenti.
I miei clienti lo sanno e non si meravigliano più quando li chiamo per effettuare delle variazioni.
Nell’ultimo mese i mercati hanno visto qualche temporale (tornando alla metafora di prima).
Due le cause principali: l’inflazione e l’aumento dei contagi (ovviamente parliamo di Covid).
L’inflazione, fortemente cercata dalle banche centrali negli ultimi anni perchè un fisiologico 2% viene ritenuto catalizzatore di un buona e sana crescita economica, è ora arrivata.
Non nei termini previsti (è ben superiore al 2% in Europa ma soprattutto negli USA) e non in seguito alle attività messe in campo da BCE, FED, BoE, BoJ, ecc., bensì dalle conseguenze della ripartenza da lockdown.
Non si tratta di un’inflazione classica “da domanda” ma “da offerta”.
In estrema sintesi possiamo dire che da più di un decennio i sistemi produttivi lavorano con scorte di materie prime al minimo sia perchè le aziende sono diventate più efficienti sia perchè il magazzino incide pesantemente sui costi aziendali. Lo stop & go provocato dai lockdown ha creato l’azzeramento delle scorte e la ripartenza è stata molto complicata. L’offerta si è ridotta e di conseguenza i prezzi sono aumentati e l’inflazione anche. La normalità arriverà anche se ci vorrà un po’ di tempo.
La mutazione continua del Covid genera nuove varianti e queste generano incertezza che a sua volta deprime i mercati.
Per entrambe queste cause ci sono supporti positivi: l’offerta arriverà ai livelli pre pandemia quindi le scorte si ripristineranno, le banche centrali continueranno a ritenere più importante sostenere la ripartenza piuttosto che comprimere eccessivamente l’inflazione sopportandone un livello superiore al “fisiologico 2%” e quindi manterranno tassi bassi (anche perchè, essendo aumentato per tutti gli stati il livello di indebitamento, l’aumento eccessivo dei tassi farebbe leva producendo un ulteriore indebitamento per pagare gli interessi) o quanto meno rallenteranno gli aumenti mentre, per quanto riguarda i contagi (il cui aumento è amplificato dalla stagione invernale che influenza le regioni produttive più importanti a livello mondiale situate nell’emisfero boreale) fanno meno paura perchè le varianti risultano meno letali e perchè con vaccini e cure siamo meglio attrezzati nel combatterli.
L’anno che verrà.
No, non sto parlando della stupenda canzone scritta da Lucio Dalla, mi riferisco al 2022.
Anche per il prossimo anno si preferiscono i mercati azionari rispetto agli obbligazionari (ancor meno quelli governativi); magari verso tecnologia e sanità, materie prime e finanziari con particolare riguardo alle small caps.
Per quanto riguarda l’obbligazionario meglio rivolgersi al mercato asiatico o dei mercati emergenti.
Il tema della sostenibilità e dei trend (sia per Equity che per i bond) potra dare soddisfazioni.
In sostanza la crescita continuerà, magari con minor spunto rispetto a quest’anno ma ci sarà ugualmente anche se qualche temporale dovremo aspettarcelo ma, come dice un vecchio detto scout: non esiste bello o brutto tempo ma solo buono o cattivo equipaggiamento.
23/12/21 Luigi Toson – Il vostro consulente