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Nell’ultimo articolo avevo accostato l’orizzonte temporale di un investimento al clima. In sostanza avevo dichiarato che il trend dei mercati vede comunque, nel lungo periodo, maggiori periodi di sole rispetto ai giorni di pioggia quindi più giorni di rialzi rispetto a quelli di flessione. Lo confermo.
Sicuramente ogni volta che si prospetta all’orizzonte un temporale e vediamo il fronte nuvoloso, scuro, che si avvicina, un po’ di ansia ci pervade. Con altrettanta certezza sappiamo che il temporale passerà e ritornerà il sole.
In questi primi giorni dell’anno qualche temporale c’è stato, non l’abbiamo nemmeno visto arrivare e ancora oggi qualche nuvolone è presente nel cielo dei mercati finanziari. Tuttavia si tratta di temporali, non è iniziata la stagione dei monsoni…
Fuor di metafora confermo quanto scritto la vigilia di Natale su quello che sarà il trend del 2022.
Cosa è accaduto in questi primi giorni dell’anno? Perché i mercati stanno registrando una certa volatilità?
La premessa, doverosa, è che la volatilità è una caratteristica intrinseca dei mercati, se non ci fosse non ci sarebbero rendimenti da realizzare ed è utile per avere migliori punti di entrata.
Gli elementi da analizzare sono essenzialmente due. Il primo è l’attività delle banche centrali; il secondo è dato dalla situazione relativa al Covid-19.
Rimanendo in un’area di sintesi (e ribadendo quanto ho evidenziato nell’ultimo mio intervento) le banche centrali hanno in previsione di ridurre il loro supporto al mercato. Il restringimento monetario (che sembra una brutta parola ma che rappresenta un normale strumento di politica economica) è stato annunciato da tempo e quindi i mercati ne erano consapevoli. Da tempo si parla di riduzione di acquisti di titoli governativi, ovvero minore liquidità, il cosiddetto tapering, associata ad un aumento dei tassi per rendere un po’ più costoso l’approvvigionamento della liquidità. Tuttavia la FED, pubblicando i verbali di un mese fa, ha evidenziato che il timing sarà leggermente differente ovvero anticiperà di qualche mese gli interventi già previsti per il 2022.
I mercati sapevano quindi di questa attività ma pensavano di avere qualche mese in più in relazione ai vari step e hanno reagito con… “disappunto”; poi, ovviamente, come sempre accade, un po’ di speculazione è propria degli operatori finanziari e le curve si sono amplificate.
Per quanto riguarda il Covid-19 il sentiment è favorevole. Visti i trend in Regno Unito e soprattutto in Sud Africa (in anticipo rispetto agli altri paesi) della variante Omicron la pandemia sta per essere derubricata ad endemia. La differenza? Direi sostanziale. L’Istituto Superiore di Sanità (ma anche il dizionario) definisce endemia una malattia il cui agente responsabile è stabilmente presente e circola nella popolazione, manifestandosi con un numero di casi più o meno elevato ma uniformemente distribuito nel tempo. Per farla facile: diventa come una comune influenza stagionale.
In relazione a ciò i mercati finanziari stanno andando verso una normalizzazione degli agenti economici. Tradotto: le variabili economico-finanziarie correlate alla pandemia (derivate da restrizioni, lockdown, decessi, ospedalizzazioni, ecc.) influenzeranno sempre meno i trend di mercato. Buona notizia.
Tornando alla metafora avremo qualche temporale in più rispetto al 2021 ma il sole avrà la meglio comunque, l’economia mondiale non si fermerà, i mercati continueranno a crescere.
Per quanto riguarda le modalità di costruzione e manutenzione dei portafogli, i trend da seguire, le asset class più promettenti vi rimando al precedente articolo.
Luigi Toson – il vostro consulente finanziario
11 gennaio 2022