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Quand’ero piccolo i miei genitori mi portavano “alle giostre”.
Era giugno, vivevo gli ultimi giorni di scuola, la festa del Santo veniva anticipata dalla presenza dal luna park che si insediava in Prato della Valle.
Mia mamma mi accompagnava, assieme a mio fratello di qualche anno più grande, in mezzo alla gente, alle luci, ai colori, ai profumi e con lo stecco di zucchero filato in mano mi divertivo a vedere “quelli più grandi” urlare mentre venivano bistrattati dalle attrazioni più “movimentate”. Non c’erano le montagne russe quand’ero piccolo o. forse, non me le ricordo. Me le ricordo da adolescente e ricordo che mi facevano un po’ paura ma mi attraevano, avrei voluto provare che tipo di emozioni dessero.
Arrivò la prima volta. Dopo aver chiesto ai miei amici, con discrezione per non essere definito fifone ma a più riprese per avere più elementi di valutazione possibile, comprai il biglietto.
Mi sedetti; non nel primo vagoncino perché mi sembrò eccessivo come prima volta, pensando erroneamente che si provassero emozioni di minore intensità salendo in quelli più arretrati, mi allacciai le cinghie di sicurezza e attesi il primo movimento consapevole di aver superato il punto di non ritorno. Tutti i vagoncini erano pieni, il luna park brulicava di famiglie e ragazzi, la musica era forte, le luci colorate tagliavano il cielo.
A me sembrava di essere da solo.
Il treno si mosse, iniziò a salire. In alto. Ancora più in alto. Guadagnava altezze sempre maggiori. Il cuore batteva sempre più freneticamente. Per un momento godetti del meraviglioso colpo d’occhio che offriva l’opportunità di essere a qualche decina di metri dal suolo.
Per un momento.
Venni portato alla realtà non da un rumore ma dal silenzio. Il silenzio della catena di traino dei vagoni che li aveva sganciati, il silenzio di tutti i passeggeri di questo particolare convoglio, il silenzio della gente con il naso all’insù che era diventata più piccola.
Un momento.
Tutti, sul quel treno, eravamo consapevoli che dopo la salita sarebbe arrivata la discesa. Non sapevamo in realtà, per quanto anche provata più volte, quale sarebbe stata la percezione della durata, del grado di pendenza, della velocità raggiunta ma sapevamo ci sarebbe stata.
La percezione fu che fosse ripidissima e sembrò interminabile.
Quando scesi comprai un secondo biglietto, poi un terzo. Da quella volta provai diverse Roller Coaster. Ogni volta che arrivo in cima, “sento” il silenzio, mi domando cosa ci faccio lassù ma ogni volta almeno un altro biglietto lo compro.
Tornando alla realtà odierna possiamo dire che siamo alla prima discesa, qualcuno può sentirsi il cuore in gola, qualcuno può pensare “chi mi lo ha fatto fare”, può sembrare che non finisca mai, tuttavia, anche viaggiando sulle montagne russe dei mercati, siamo certi che la discesa non continua all’infinito, siamo altrettanto certi che dopo la discesa c’è una salita e che avremo delle soddisfazioni lungo il percorso.
La sola differenza, significativa, importante, decisiva, ineluttabile tra le montagne russe dei luna park e quelle dei mercati, se rimaniamo in corsa, è che i mercati hanno la stazione di arrivo sempre più alta di quella di partenza. È fondamentale rimanere seduti, le sollecitazioni avranno via via minore intensità e le discese saranno sempre meno ripide.
Concludo dicendo che la discesa che abbiamo vissuto con l’inizio della pandemia è stata a prova d’infarto e l’abbiamo lasciata brillantemente alle spalle dopo poche settimane.
Un solo dato tecnico: l’indice VIX (che misura la volatilità ovvero, per rimanere in metafora, l’adrenalina) a marzo/aprile 2020 era arrivato quasi a quota 80; ora siamo a 28.

Il valore odierno, come potete vedere dal grafico dell’indice degli ultimi 5 anni, è su livelli già più volte raggiunti e superati.
A presto.
Luigi Toson – il vostro Consulente Finanziario