Previsioni per il 2023

Lo confesso, ho scritto questo titolo per indurvi a leggere l’articolo…

Si sa, il fascino di sapere cosa ci riserverà il futuro attira sempre tutti.

In realtà, non sono in possesso dell’Almanacco del famoso film “Ritorno al futuro” per cui vi proporrò solamente alcune considerazioni, non prima, però, di una breve sintesi su quanto accaduto nell’anno che stiamo per lasciarci alle spalle.

Il 2022 l’avevamo caricato di molte aspettative già a partire dall’ultimo trimestre del 2021, comprensibile, venivamo da due anni di pandemia. Abbiamo dovuto tuttavia fare i conti, nella ripartenza post-covid, con la carenza di materie prime (carenza conseguente all’ormai consolidata prassi di non avere più “magazzino” e non per la loro insussistenza in natura) che ha generato un principio di inflazione dal lato dell’offerta (cosa ben diversa dall’inflazione da domanda che avevamo vissuto in alcuni periodi storici del secolo scorso). I mercati avevano reagito con una flessione, come è nell’ordine delle cose, ma nessuno, del settore, si era più di tanto preoccupato perchè i fondamentali delle aziende erano presenti, le supply chain di tutti i settori si stavano ricostituendo già nelle prime settimane di quest’anno e l’inflazione, per questi motivi, era previsto fosse temporanea ed entro un range che tutto sommato le banche centrali avevano come obiettivo dall’inizio di questo secolo e che nonostante i Q.E. (quantitative easing) messi in atto dalla FED e, a seguire, dalle altre banche centrali, non si era mai riusciti a raggiungere.

Tuttavia un altro evento esogeno ai mercati era alle porte: l’invasione dell’Ucraina.

Passando oltre il dramma umano (non perchè non sia importante ovviamente ma semplicemente perchè non è questa la sede) questo evento ha stravolto i mercati.

Con il post Covid si era giunti alla conclusione che, in merito alla globalizzazione tanto decantata e sostenuta nei decenni precedenti, non era un bene che le economie fossero così fortemente interconnesse; con l’invasione Russa questo è risultato ancora più evidente soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico.

L’equilibrio energetico europeo è stato stravolto e con una reazione a catena tutti i mercati ne hanno risentito provocando una flessione generalizzata di tutte le asset class. Per cause diverse ma tutte tra loro collegate tutti gli strumenti finanziari hanno iniziato a perdere valore.

Ed eccoci arrivati a fine anno 2022. La flessione dei mercati è stata particolarmente significativa in tutte le asset class, con un punto minimo a fine settembre che ha visto toccare -30% per lo S&P500, -22% per il Nasdaq ed il Dow Jones, -25% per la nostra borsa e per l’Eurostox600. Il mercato obbligazionario non è andato meglio considerando che incorpora minor rischio; la flessione media è stata tra il 10 ed il 15%. Anche i BTP, da molti considerata un’isola felice, hanno perso valore. Due esempi per tutti: se avessi acquistato l’emissione decennale di fine 2021 avrei ora un valore pari a 74 punti e se avessi acquistato un ventennale sempre un anno fa (emissione 2019) avrei ora un valore pari a 81 avendolo pagato a dicembre 2021 ben 122; in conclusione volessi venderli ora per necessità accuserei una perdita maggiore rispetto a molti indici azionari: -26% nel primo caso e -33% nel secondo. A chi mi dice:”ma io li porto a scadenza” Io rispondo:”Ok, bene, allora dammi 10 anni o 20 anni di investimento sul mercato azionario e alla fine confrontiamo i rendimenti…”.

Un mio amico mi ha detto ieri:”Il 2022 è stato un anno nel quale si è verificata la resilienza degli investitori”. Ed ha poi aggiunto:”Mio padre mi diceva sempre: quando i mercati sono bassi guarda il numero di azioni, quando sono alti guarda il loro valore”. Lo ringrazio per avermi dato l’autorizzazione a citarlo; inutile dire che sono completamente d’accordo con lui. Persino alcuni dei più grandi strategist hanno detto (in questi ultimi mesi), riferendosi agli investitori All Invested” (ovvero chi ha tutta la propria liquidità investita) di rimanere fermi.

Il grafico sottolinea la convenienza di rimanere investiti e di non lasciarsi prendere dal panico cercando il momento migliore per entrare o uscire

Date le valorizzazioni molto basse aggiungo che, ovviamente per chi ha della liquidità, questo rappresenta un ottimo momento per entrare nei mercati. Siamo già entrati nel periodo dei “saldi”. Chiaro, è necessario entrare gradualmente prendendo a riferimento alcuni settori, ma sicuramente è un buon momento storico. Le modalità ci sono e gli strumenti non mancano.

Mi sento anche in dovere di dire che i miei clienti sono stati resilienti. Hanno dimostrato fiducia nella mia professionalità (e di questo li ringrazio) e non si sono scomposti a fronte della flessione e della volatilità che hanno caratterizzato il 2022, sono certo che verranno premiati dai mercati.

Tornando al titolo di questo articolo posso dirvi che le banche centrali stanno facendo il loro lavoro ovvero cercano di contenere l’inflazione aumentando i tassi. Non è un lavoro facile perchè è necessario anche fare attenzione a non attivare una recessione economica. In questo periodo infatti la politica monetaria ha obiettivi opposti alla politica economica. Ridurre l’inflazione la prima e incentivare la ripresa la seconda, tuttavia la luce in fondo al tunnel inizia a vedersi.

L’inflazione è prevista a valori più bassi entro il primo semestre, la recessione sarà lieve (magari un più spinta in Europa ma non drammatica), il mercato obbligazionario inizia ad offrire remunerazioni interessanti (dopo un decennio di tassi pari a zero o negativi) ed alcune aree geografiche diventano interessanti.

Ai miei clienti dico che ora c’è spazio per muoversi per cui ci sentiremo nei primi mesi di questo 2023 per affinare una strategia che porti ad ottenere delle soddisfazioni.

Nel salutarvi auguro a tutti voi e alle persone a voi più care un Sereno Natale e un buon 2023.

Il vostro consulente

Luigi Toson

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