Il costo della prudenza

Per comprendere a cosa mi riferisco quando parlo de “il costo della prudenza” è necessaria una premessa.

Il grado di alfabetizzazione finanziaria di noi italiani non arriva nemmeno alla sufficienza. Nella classifica generale dei paesi più sviluppati, infatti, siamo valutati con un 56 su 100, laddove la sufficienza è ritenuta 60. Ma cosa si intende per alfabetizzazione finanziaria?

Si intende l’insieme di capacità, conoscenze, competenze necessarie nel prendere decisioni corrette in tema finanziario al fine di raggiungere il proprio benessere individuale (o familiare) finanziario.

Ci posizioniamo sotto la media generale ed abbiamo una valutazione inferiore a molti paesi europei.

Singolare la suddivisione effettuata da Banca d’Italia che ha segmentato la popolazione in 4 categorie: esclusi (21%), incompetenti (30%), competenti (32%) ed esperti (17%). Non vado nello specifico perchè non è la sede tuttavia vediamo come la metà della popolazione adulta non abbia assolutamente alcuna cognizione finanziaria.

Quanto appena detto conferma il motivo per il quale nei conti correnti degli italiani sono depositati oltre 1300 miliardi (febbraio 2025). Una quantità di denaro enorme che non essendo investito e quindi rimanendo infruttifero si depaupera continuamente. Pensate al peso dell’inflazione: se sommiamo l’inflazione degli ultimi 5 anni abbiamo un valore pari a 18,4%! Se lo stock depositato nei conti correnti italiani fosse rimasto stabile (cosa più o meno reale negli ultimi 5 anni) vorrebbe dire che dei 1300 miliardi sono letteralmente andati in fumo 239 miliardi! Praticamente il nostro conto corrente in 5 anni ha perso un quinto del potere d’acquisto. 239 miliardi sono praticamente 6 leggi finanziarie, una somma pari a più di un decimo del PIL italiano del 2024. Facendo un caso più vicino alle famiglie, nel momento in cui avessimo avuto per 5 anni 50.000 euro in conto, questi, avrebbero perso il 18,4% del proprio potere d’acquisto, tradotto di quei 50.000 euro è come se ce ne fossero rimasti in tasca solo 40.800. Il dato allarmante è che nessuno ha fatto una valutazione di questo tipo!

Mettendo in relazione la scarsa cultura finanziaria con i depositi in conto corrente ecco che andiamo a rispondere alla domanda iniziale: qual è il costo della prudenza?

La risposta è che negli ultimi 5 anni lasciare i nostri soldi in conto ci è costato il 18,4%!

Faccio un esempio reale per far capire meglio la questione: un mio cliente con un portafoglio dal profilo prudente ha avuto un rendimento negli ultimi 5 anni pari al 36%. Se da questa performance togliamo il costo della prudenza (18,4%) il rendimento reale, al netto dell’inflazione è stato del 17,6%. Altro che lasciare i soldi in conto!

Ho visto portafogli costruiti da qualche collega con un rendimento del 25% in 20 anni. Ho fatto notare a questo incauto cliente che in questo modo non solo in valore assoluto il suo rendimento è stato inesistente, ma che ha perso 15 punti percentuali dato che l’inflazione cumulata negli ultimi 20 anni è stata pari al 40%! In sostanza questo cliente con un ipotetico investimento pari a 100.000 euro effettuato 20 anni fa, ha ora un capitale di 85.000! Senz’altro il consiglio è di cambiare consulente ma anche strategia di investimento.

E voi? Siete stai così prudenti da perderci?

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