Impatti Geopolitici sui Mercati Finanziari

L’attacco di USA e Israele all’Iran svoltosi nella giornata di sabato 28 febbraio aggiunge un altro scenario di instabilità geopolitica a quanto già era presente nel palcoscenico mondiale ovvero alla guerra in Ucraina (giunta al 4° drammatico anniversario), al conflitto tra Pakistan e Afghanistan, alle tensioni nel mar cinese meridionale tra Cina e Filippine, all’azione militare in Venezuela effettuata dagli Stati Uniti.

Tutti scenari che, inevitabilmente, aumentano la volatilità dei mercati finanziari. Volatilità che, ricordo, rappresenta la variazione dei prezzi di un titolo o di un indice in un determinato periodo di tempo. Spesso viene collegata al rischio in quanto una volatilità elevata determina una variazione repentina dei prezzi.

Esiste una misurazione della volatilità che è data dall’indice Vix: più è elevata più l’indice Vix assume valori importanti. Di seguito riporto il grafico dell’indice Vix dal 1990 ad oggi.

Risulta evidente come i picchi di volatilità corrispondano agli eventi che hanno determinato più instabilità:

  • Crisi finanziaria globale 2008/2009, Vix a quota 80
  • crisi debito europeo 2011, vix a quota 40
  • Pandemia Covid 19 febbraio/marzo 2020, Vix a quota 82 (record assoluto con l’indice S&P 500 sceso del 34%)
  • Invasione Ucraina febbraio 2022, vix con punte a quota 40
  • Tensioni sui mercati energetici marzo 2025 con Vix a quota 52 nell’aprile 2025

Uno spaccato dell’ultimo mese evidenzia, infine, come l’indice “della volatilità” abbia registrato un picco negli ultimi 2 giorni arrivando a quota 24 nelle prime ore di oggi. Faccio notare comunque come detto valore non sia molto distante da quota 21/22 raggiunta sia il 17 febbraio che un mese fa.

In definitiva possiamo dire che negli ultimi 35 anni moltissime sono state le occasioni nelle quali i mercati hanno evidenziato e, come molto spesso accade, anticipato gli scenari più “impegnativi”.

Tutto ciò non ha impedito (e prendiamo uno dei principali indici di mercato mondiale ovvero lo Standard & Poor 500) agli investitori di acquisire valore come si può notare dal grafico sottostante (indice S&P500 dal 1982 ad oggi):

A lato i rendimenti espressi in valore percentuale prendendo in esame alcuni periodi. Di tutta evidenza come, anche a fronte di eventi particolarmente significativi in negativo, lo stesso indice ha fatto registrare performance ottime. Faccio notare, inoltre, come anche uno dei principali indici di mercato azionario perde la partita se messo a confronto con una sapiente gestione ben diversificata. Portafogli costruiti da chi vi scrive, meno volatili (con un parte azionaria solamente al 30%), hanno ottenuto nel 2025 un rendimento del 8%.

Per concludere questa veloce analisi sull’andamento dei mercati posto in relazione con la volatilità propongo un ultimo grafico per verificare per quanti anni dal 1992 l’indice suddetto è stato positivo (istogrammi verdi) e quante volte invece è risultato negativo (istogrammi rossi):

Fatta questa lunga premessa avente l’obiettivo di dimostrare come l’andamento dei mercati azionari, considerando un periodo di investimento coerente con la tipologia dell’asset class esaminata, sia sempre alla fine più che positivo, andiamo ora ad analizzare la situazione che si è venuta a creare con i fatti del weekend.

Una precisazione: in questo blog parliamo di mercati, non del dramma umano nel quale sono state coinvolte tutte le popolazioni interessate da questi tragici avvenimenti. Un pensiero va a loro prima di tutto.

Sicuramente il prezzo del greggio e soprattutto del gas subirà un rialzo. Non tanto per il petrolio prodotto dall’Iran la cui vendita era già sotto embargo e quindi non interessava i mercati dell’occidente, quanto la chiusura dello stretto di Hormuz per evidenti ragioni di sicurezza; chiusura che impedirà a tutte le navi (comprese le petroliere) di transitare in quelle acque.

Il 90% di queste navi è normalmente diretta verso l’Asia e la Cina in particolare, tuttavia anche per quest’ultima non rappresenterà un grosso problema in quanto può supplire attraverso altri canali (anche perchè produce energia da petrolio solo per il 18% del totale). L’Europa dipende per il 12% da questa fonte di importazione e le esportazioni di gas dell’area che transitano per lo stretto rappresentano per l’Europa solo il 10%.

Uno dei contraccolpi maggiori sarà a carico delle compagnie aeree. Tutta l’area interessata dal conflitto (che a questo punto è molto estesa interessando praticamente tutto il medio oriente) è interdetta al volo. Quindi oltre ai danni subiti ai velivoli in sosta negli aeroporti, ai rimborsi per voli non effettuati le compagnie subiranno un deficit di fatturato il cui termine non è ora all’orizzonte. Altro settore ovviamente è quello del turismo, attività con volumi significativi in tutta la zona medio orientale.

In sostanza, considerata la premessa e i dati che abbiamo ora, possiamo prevedere con certezza un contraccolpo dei mercati finanziari (così come testimoniato già stamattina dall’apertura di tutte le borse principali) ma, sempre come abbiamo visto in premessa, se non abdichiamo al buon senso per lasciare posto all’emotività e rimaniamo investiti, il valore ritorna e nel medio/lungo periodo avremo come sempre delle soddisfazioni in termini di performance. Nelle prossime ore infatti sentirete nei media le solite frasi apocalittiche: bruciati miliardi, borse a picco, disastro nei mercati, ecc.; mantenete sangue freddo.

Concludendo, due sono i consigli che mi sento di offrire: primo, affidatevi ad un buon consulente finanziario; secondo, se avete liquidità mettetela a disposizione di quest’ultimo che saprà cogliere il momento opportuno per investire sapientemente approfittando dei prezzi a sconto. Quando la volatilità crea opportunità…

Il vostro consulente di fiducia.

Lascia un commento