Come ho spiegato in altra pagina di questo sito il mio percorso professionale prende il via nel settore del credito; per 27 anni ho analizzato, valutato, “pesato” le aziende al fine di erogare del credito in prima persona, con poteri deliberativi importanti.

La conoscenza e la competenza non si è fermata all’analisi dei prospetti di bilancio; quando si ha la responsabilità di impegnare denari non propri si deve andare oltre, valutare le potenzialità in ottica prospettica, la bontà del prodotto, in quale fase del ciclo di vita si trova, le capacità manageriali, i flussi di cassa, ecc.. Le aziende, tuttavia, non hanno solo necessità di effettuare investimenti bensì anche di impegnare in modo proficuo gli stock di liquidità derivanti dai flussi di cassa, stipulare accordi plurisoggettivi con i dipendenti che possono essere utilizzati anche in chiave di Welfare per abbattere il tax ratio, offrire copertura alle riserve del TFR ancora presenti in azienda, accantonare disponibilità per il TFM degli amministratori, effettuare operazioni di lending, trovare le soluzioni più adatte alla salvaguardia del patrimonio dell’imprenditore e cosi via.

È pensiero abbastanza comune che per le finanze proprie sia corretto avere un consulente finanziario ( e questo ovviamente è vero) ma che per l’azienda l’unico interlocutore possibile sia il commercialista (e questo invece conferma un errore di valutazione). Commercialista e consulente finanziario ritengo debbano invece lavorare in team per ottimizzare le competenze dell’uno e dell’altro (caratterizzanti la professione di ciascuno), tutto a maggior beneficio del cliente azienda.
Pochi consulenti finanziari possono offrire un valore aggiunto di questo tipo. Io, in virtù della pluridecennale esperienza in quest’ambito, sono tra questi.