Conti correnti: il perché delle commissioni su saldi a credito e le soluzioni al problema

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Il tema delle commissioni applicate sui saldi a credito dei conti correnti si fa sempre più attuale.

In realtà il “problema” (se così vogliamo definirlo) è prima di tutto bancario e so già che a questa affermazione molti di voi staranno pensando:”Ecco, sempre a difendere le banche, non ci si poteva attendere nulla di diverso…”; non è così.

Come sempre cercherò di essere più comprensibile possibile utilizzando un linguaggio poco tecnico e semplificando al massimo alcuni passaggi (mi scuseranno coloro che sono più avvezzi al linguaggio bancario e finanziario).

Iniziamo con il dire (cosa ovvia ma è da sottolineare in questo caso) che le banche sono delle aziende e come tali hanno l’obiettivo di produrre utili da distribuire ai soci (azionisti).

Gli utili vengono realizzati attraverso due forme principali di ricavi: il margine di intermediazione e il margine da servizi. Il primo è la differenza tra i tassi applicati ai crediti erogati (mutui, finanziamenti, affidamenti di varia tipologia) e che rappresentano per la banca tassi attivi, e i tassi che vengono corrisposti alla clientela per la disponibilità che questa “lascia” depositata nei conti correnti (o in altre forme di raccolta), questi ultimi rappresentano per la banca dei tassi passivi (perché li “pagano” ai clienti). Il secondo, margine da servizi, deriva dalla riscossione di commissioni per i servizi prestati (polizze assicurative, canone cassette di sicurezza, commissioni di gestione su investimenti, ecc).

E’ bene precisare che parliamo di margini “lordi”; non prendiamo in considerazione tutti i costi che l’azienda banca sostiene per attuare l’intermediazione e per erogare i servizi (personale, gestione, imposte, ecc.) per non appesantire il discorso.

I tassi (ancora una volta per semplificare al massimo) vengono sostanzialmente definiti dal mercato e dalle banche centrali.

Di seguito l’andamento del tasso che applica la Banca Centrale Europea sui depositi:

Come si può vedere dal 2014 i tassi sulla raccolta sono diventati negativi. Tradotto: la BCE si fa pagare per i depositi che le banche nazionali sono obbligate a tenere presso lo stesso istituto europeo e di conseguenza per gli istituti di credito avere i conti correnti con della liquidità depositata è diventato un costo che va ad abbattere maggiormente il margine di intermediazione (vedi sopra).

Questo ha prodotto, tra le altre, due conseguenze evidenti che interessano gli istituti di credito “tradizionali”. La prima è che l’area divenuta più interessante per produrre utili è quella dei servizi a scapito di quello che è sempre stato il core business della Banca ovvero “raccogliere e prestare denaro” (ecco quindi che allo sportello della rete tradizionale vengono proposti prodotti di varia natura facendo sorgere qualche dubbio sulle competenze per poterli collocare in relazione alle esigenze della clientela); la seconda è che tutti gli istituti hanno iniziato ad applicare delle commissioni sulla giacenza in conto corrente.

Questa situazione ha generato ovviamente qualche nervosismo tra le persone che già si sono rese conto di quanto sta accadendo e ne genererà tra quelli che ora lo ignorano ma che presto ne avranno contezza (al primo estratto conto).

Perché gli istituti hanno iniziato ora ad applicare le commissioni sui depositi se i tassi di mercato sono entrati in area negativa dal 2014?

Il costo derivante dall’ammontare delle giacenze veniva compensato dai margini sopra descritti. Questo accadeva fino a poco tempo fa.

Attualmente le giacenze presenti nei conti correnti hanno raggiunto livelli mai visti: si è raggiunta la cifra record di 2000 miliardi di euro!

Una cifra enorme che ha superato il Prodotto interno lordo del nostro paese riferito al 2019 (mi riferisco al 2019, dato pre pandemia, perché nel 2020 il nostro PIL è diminuito del 10% circa).

Gli istituti di credito non riescono ad assorbire questo costo se non richiedendo delle specifiche commissioni.

L’errore di fondo

Quanto detto fa si che molti si pongano una domanda: “Come posso evitare l’applicazione di tali commissioni?”.

Dobbiamo essere consapevoli che il ragionamento ha come punto di partenza un errore di fondo ovvero pensare che i nostri risparmi trovino l’allocazione più adeguata in conto corrente.

Tale errore deriva da una cultura finanziaria poco o per nulla presente nella maggior parte delle persone. I luoghi comuni si sprecano e normalmente ci si ritiene informati e capaci (in tema finanziario) pronti a farsi consigliare da tutti tranne che da un professionista della finanza senza valutarne le competenze ed i vantaggi che si potrebbero ottenere.

Così ci si assume una serie i rischi in maniera inconsapevole. Lasciare i nostri risparmi in conto corrente significa assumere delle perdite. Il saldo verrà eroso dalle spese e dall’inflazione, potrebbe essere bloccato in caso di eventi negativi occorsi all’istituto presso il quale sono depositati (o addirittura assorbiti) e quindi non essere disponibili in un momento di necessità.

La soluzione

I nostri soldi dobbiamo farli lavorare.

Cosa significa? Significa investirli. E’ importante affidarsi ad un professionista della finanza, ad un consulente capace che saprà delineare il vostro profilo personale e quindi comprendere le vostre esigenze costruendo un portafoglio diversificato che produrrà una giusta remunerazione.

Inoltre vi proporrà delle modalità che andranno a coprire tutte le vostre necessità: dalla protezione del capitale verso i rischi aziendali ad un futuro sereno, vostro e dei vostri cari.

Impossibile? No, assolutamente alla portata di tutti è sufficiente evitare il “fai da te”.

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