In questi ultimi 10 giorni i mercati hanno ripreso una certa volatilità. Lo testimonia anche l’andamento dell’indice Vix (che misura proprio questo tipo di movimento) di cui riporto il grafico ad un mese:

Nulla a che vedere con i picchi raggiunti un anno fa all’inizio della pandemia quando l’indice ha toccato quote mai viste con valori oltre quota 80; ecco il grafico ad un anno:

Ricordo che la volatilità è un elemento naturale, direi salutare, dei mercati quindi non deve procurare allarme
Vi domanderete il perché di questo maggiore movimento. Le cause, com’è corretto, sono diverse. Per quanto riguarda i mercati obbligazionari i prezzi hanno principalmente risentito delle aspettative di un rialzo dei tassi previsto nel medio lungo termine a fronte di un miglioramento dei dati economici (che è una notizia positiva). Vale quindi la formula consueta: se i tassi salgono (o se si creano aspettative in tal senso) i prezzi dei bond diminuiscono (ecco spiegato uno dei motivi per i quali non sono un amante dei BTP). Per quanto riguarda le componenti azionarie i principali analisti non ritengono si possa pensare allo scoppio di una bolla; tutt’altro. Questo periodo viene definito come la fase iniziale di un ciclo “Bull” (Toro) iniziato a maggio dello scorso anno e di solito i cicli non sono mai così brevi. Le previsioni di crescita sono positive a livello mondiale con gli USA a +6/7% per quest’anno e con la Cina anch’essa positiva di qualche punto, così come UK per quanto riguarda il nostro continente (l’Unione Europea rimane indietro soprattutto per problemi legati alla lenta distribuzione dei vaccini che ovviamente rallentano la ripresa economica).
Le banche centrali continueranno ad attuare politiche espansive per supportare la crescita e l’occupazione gestendo eventuali spinte inflazionistiche.
Quindi rimaniamo sereni.
I portafogli diversificati sia per strategia che per settore, fondati su strumenti di qualità e, ovviamente, con l’orizzonte temporale adeguato non temono stravolgimenti.
Luigi Toson