Cosa sta succedendo davvero sui mercati, e perché un portafoglio ben costruito è pronto per questi momenti
(Tempo di lettura: circa 4 minuti)
«Ho visto che la Borsa americana è scesa. Devo preoccuparmi?» È la domanda che mi è arrivata più spesso in questi giorni.
Rispondo come rispondo a voce: no, non bisogna preoccuparsi. Bisogna capire. Che è un’altra cosa.
Cosa sta succedendo, in parole semplici.
Per mesi i mercati sono stati sostenuti da pochissime società, quasi tutte legate all’intelligenza artificiale. Cinque titoli pesano quasi un terzo dell’indice americano più seguito, che ne contiene cinquecento. Da soli spiegavano quasi tutto il rialzo dell’anno.
Sotto la superficie, però, il quadro era diverso. Da giugno più di un titolo americano su due aveva perso oltre il 20%. Guardando solo i grandi indici, invece, sembrava che la correzione non fosse mai arrivata.
La settimana scorsa il Nasdaq 100, l’indice dei titoli tecnologici, ha perso più del 5%. Nelle stesse giornate, però, oltre 340 società su 500 sono salite e l’Europa ha cominciato a fare meglio dell’America.
Leggendo i giornali sembra una tempesta. Guardando i numeri è un’altra cosa: il mercato sta allargando il proprio orizzonte. Il gestore di Kairos, nel suo ultimo Roadshow, l’ha definito «il cambiamento che aspettavamo di osservare».
Cosa pensano le grandi case di gestione.
Ho ascoltato gli ultimi outlook dei principali gestori mondiali. Non cercavo profezie: volevo capire se il quadro di fondo fosse cambiato.
- BlackRock resta costruttiva sulle azioni, pur diventando più selettiva.
- Pictet continua a privilegiare le azioni, perché gli utili delle aziende restano solidi.
- J.P. Morgan ammette che il mercato americano è caro rispetto alla storia, ma ricorda che i margini delle aziende sono ai massimi.
- Morgan Stanley ritiene che la correzione sia vicina alla fine e la vede come un’occasione, non come l’inizio di un lungo ribasso.
- Amundi ripete ciò che dico da sempre: la diversificazione è la difesa più efficace.
Nessuno nega i rischi: l’energia e il Medio Oriente, le elezioni americane del 3 novembre, i conti pubblici francesi. Ma nessuno vede la fine del ciclo. Prudenza, sì. Paura, no.
L’errore che vedo fare più spesso.
Vendere quando il mercato scende, per poi rientrare quando «si è calmato». Cioè vendere a prezzi bassi e ricomprare a prezzi più alti.
Dico quello che penso: ho visto più patrimoni rovinati dalla fretta che dai mercati.
Analizzando per anni il merito di credito ho imparato che un trimestre difficile non definisce un’azienda. Si guardano la struttura, la solidità, la direzione. Non la singola giornata storta. Con il patrimonio di una famiglia vale lo stesso principio.
Perché un portafoglio ben costruito è pronto.
In un portafoglio costruito con metodo, il patrimonio non ha una sola direzione. È diviso in aree, ognuna con il suo compito: liquidità, riserva, investimento, previdenza, overperformance.
La volatilità di queste settimane tocca la parte investita, quella pensata per un orizzonte lungo. Non tocca la liquidità per le spese e gli imprevisti, né la riserva. Per questo, se qualcuno si ponesse il dubbio di venderne anche solo una parte, con un patrimonio impostato così, sarebbe un’azione inopportuna.
C’è anche un aspetto positivo. Oggi i portafogli più in difficoltà sono quelli concentrati su pochi titoli di moda. Un portafoglio diversificato per aree geografiche e per tipo di strumento è proprio ciò che questa fase premia. Anche le obbligazioni, dopo mesi difficili, stanno tornando a fare il loro mestiere: proteggere.
Volatilità sì: c’è, e probabilmente ci terrà compagnia ancora per qualche settimana.
Serenità anche: un portafoglio ben costruito non nasce per indovinare il prossimo mese, ma per accompagnare le persone e le loro famiglie negli anni.

Come sempre sono a vostra disposizione, pronto a rispondere a tutte le vostre domande.
Il vostro Consulente
Luigi Toson | Consulente Finanziario
Le opinioni delle società di gestione citate in questo articolo non costituiscono raccomandazione di investimento.
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